Umbria distretto tessile: la lunga storia che lega la regione alla maglieria

Oggi fiore all’occhiello dell’Italia, il settore tessile in Umbria continua a crescere e collezionare successi non solo grazie alla qualità e al pregio dei suoi prodotti ma anche per il proficuo impegno che la regione Umbria investe per valorizzare le proprie risorse.

In realtà però la produzione tessile è strettamente legata da sempre alla regione, prima ancora che si venisse a configurare un distretto che oggi accogliere e mette in contatto tutti gli attori protagonisti della produzione. E’ una storia infatti che inzia nel dodicesimo secolo, quando si tessevano arazzi e tovaglie seguendo la tecnica francese dei motivi a “occhio di pernice”, caratterizzati poi secondo il proprio stile dalle diverse zone umbre, ma tutte destinate ad uso in ambito sacro come sarà per molto tempo.

Nel ‘900 invece la passione per la moda e l’evoluzione dei macchinari rendono possibile una seconda fase della tessitura in Umbria, con la nascita di piccoli laboratori domestici che diverranno poi vere e proprie attività in crescita, tanto da trasformarsi in aziende. Dopo la fase di lavorazione di tovaglie e merletti, si passa a quella di  filati: il primo sarà l’angora grazie all’idea di Luisa Spagnoli di allevare conigli d’angora, pettinarli e ricavarne lana da filare. Forti sono le innovazioni tecniche nella lavorazione del filato che apporterà l’imprenditrice umbra, tanto da permettere all’azienda di sopravvivere fino ad oggi.

E’ nel corso del tempo che dall’angora si passerà al cashemere, fibra pregiata dall’Oriente, che diventerà assoluta protagonista dell’attuale produzione tessile umbra, questo grazie anche a tecniche di lavorazione legata alla tradizione locale che ne costituisce un fattore unico e distintivo a livello internazionale.

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