Chianti Cashmere, la prima azienda agricola “Predator Friendly”
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Chianti Cashmere, la prima azienda agricola “Predator Friendly”

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Chianti Cashmere, la prima azienda agricola “Predator Friendly”

Continua con grande successo la missione e il viaggio di Nora Kravis, che giunta dagli Stati Uniti oggi ha fatto dell’Italia la sua seconda casa e di Chianti Cashmere la sua più grande soddisfazione e successo. L’azienda toscana oggi rappresenta non solo il grande sogno realizzato di Nora, ma anche la testimonianza di un’eccellenza italiana e toscana: prendersi cura delle capre da cashmere, allevarle e anche proteggerle dal pericolo.

L’ultima missione della Kravis è stato quello di difendere le sue capre grazie a misure di prevenzione apposite come reti, dissuasori elettronici e la presenza nello spazio dell’azienda, di 12 pastori maremmano abruzzesi che controllano ben 250 capi di capre al pascolo. Una novità assoluta e testimonianza di un’azienda che sa anche apprezzare le unicità di una tradizione passata, scegliendo persone nate nel mondo rurale e che conoscono la natura meglio di chiunque altro, come spiega il tecnico Duccio Berzi, che ha lavorato con Chianti Cashmere per l’attuazione delle misure di prevenzione: Si tratta di individui provenienti dal mondo rurale abruzzese, dove si è conservata la pastorizia montana e parallelamente la selezione attitudinale di cani da lavoro“.

Un intervento che è stato premiato con il riconoscimento della Predator Friendly, che arriva direttamente dall’azienda statunitense Wildlife Friendly Enterprise Network che sostiene i progetti di agricoltori volti a proteggere le specie selvatiche minacciate, nell’attento rispetto della natura. Chianti Cashmere, riconoscendo il pericolo dei lupi, in larga diffusione nei paesi europei, ha deciso così di intervenire per difendere i propri allevamenti ma con un impatto minimo sull’ambiente. E’ questo impegno e attenzione a non intaccare la natura che non è passato inosservato, tanto da poter presto diventare punto di riferimento nazionale per per diffusione e la conoscenza delle buone pratiche di allevamento, per poter diffondere in Italia il marchio del “Predator Friendly”.

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