Brunello Cucinelli: un pranzo con il Financial Times

L’atmosfera della magica Solomeo rivivono attraverso un pranzo raccontato virtualmente ai suoi lettori da Vanessa Friedman: la corrispondente del Financial Time, esperta di stile e moda, su invito di Brunello Cucinelli è partita alla scoperta di quel mondo creato da Brunello Cucinelli e che tanto ha sconvolto il mondo del tessile.

Il re del cashmere, conosciuto per come lavora la sua pregiata fibra, per il successo della sua ultima Ipo e per la teoria del capitalismo umano si racconta attraverso un pranzo e luoghi umbri del Made in Italy, partendo dal castello del XIV secolo restaurato proprio da lui. Prodotti genuini sulla tavola, che parlino dell’Italia ma anche dell’Umbria: pane, prosciutto, pecorino, e olio d’oliva da lui prodotto suscitando l’ammirazione della Friedman che scrive “Ha costruito il suo impero, di 89 negozi e e un fatturato 2012 di 279, 3 milioni di euro, sul principio di elevare l’ordinario al livello del trascendente. Lo stesso fa con il cibo”. La sua essenza della cultura italiana infatti la porta anche a tavola scegliendo spaghetti, pane e olio d’oliva.

Quello che colpisce la giornalista infatti è proprio la capacità di Cucinelli di richiamare l’Italia in ogni gesto, elevarne la cultura e viverne profondamente, ed è questa filosofia che traspare anche dalla sua linea d’abbigliamento e acquista chi ne diviene fedele cliente.

La Friedman così ripercorre anche la vita di Cucinelli, da quando bambino viveva in una casa di campagna vicino Solomeo senza neppure acqua corrente, con i genitori che allevavano mucche, pecore, maiali e polli, mentre la nonna cucinava. A 15 anni poi l’arrivo a Perugia e la dura realtà del padre che si sente lavorando in un’azienda un piccolo ingranaggio di una macchina: da qui il desiderio di Brunello di cambiare l’azienda, rinnovarne completamente la gestione di come ben sappiamo ne farà un’arma vincente.

Arriva così al 1978 quando con il ritorno a Solomeo ne rivitalizza il borgo, sentendosi “custode” della città. E poi il capitalismo umano, che unisce anima e lavoro rendendo il dipendente molto più che un ingranaggio ma un tassello fondamentale di un grande puzzle, di cui prendersene cura e ringraziare giorno dopo giorno per esserci nel viaggio.

A detta del Ft Cucinelli ha voluto quotare la sua azienda non solo per aumentare le possibilità di accesso al capitale ma anche per conquistare il cuore di chi condivide il suo modo di fare e intendere l’azienda, ed è proprio lui a dire che “Non stiamo vivendo una crisi economica. Stiamo vivendo una crisi di civiltà”, una frase degna di un cuore umanista.

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