Kashmir e Cashmere: storia di una tradizione che rischia il collasso

Continua ad essere a rischio la produzione in cashmere della omonima regione che accoglie le capre dal filato più pregiato: a terminare non è semplicemente un meccanismo industriale ma una tradizione radicata ormai nella cultura di chi in quei luoghi non solo vi lavora, ma vi è nato e cresciuto.

A rischio crollo sarebbe l’industria della pashmina a causa delle continue produzioni a basso costo provenienti dal mercato estero, e di questo ne avevamo già parlato in precedenza, ma c’è anche un’altra minaccia: quella di una generazione giovane non interessata ad imparare il mestiere, quello dei padri e dei nonni che ha fatto del cashmere il tessuto più lussuoso del mondo. C’è quindi un cambiamento non solo di tipo economico ma anche sociologico che mette in crisi una lunga tradizione radicata da anni.

Diverse e significative le dichiarazioni raccolte proprio nella regione del Kashmir come quelle riportate dal New York Dailiy News: c’è ad esempio Hidayat Ullah, che il mestiere della tessitura l’ha imparato dal padre, il tocco del telaio manuale da cui però fugge suo figlio che preferisce lavorare nei campi e alternarsi come operaio, perchè il ricavato dal prezioso tessuto per chi lavora è sempre più misero.“Meglio i soldi che un telaio”, dice suo figlio.

Una vita dedita alla cura del bestiame, portandolo a pascolare d’estate e in attesa di Settembre per poter passare alla pettinatura, al taglio e alla filatura, realizzando scialli e sciarpe durante l’inverno e da poter vendere in primavera. E’ questa la storia di vita ordinaria che i più veterani potrebbero raccontare, ma che i figli forse stanno per spezzare ricostruendo la nuova storia della regione del Kashmir.

L’intervento del governo allora si fa sempre più importante: non solo per salvare il fulcro economico della regione, ma anche un pezzo di storia radicato nel panorama territoriale e negli occhi di chi lo vive. Dovrebbe essere dover di ogni governo proteggere e valorizzare le risorse del proprio paese, perchè non diventino solo memoria ma parte sempre attiva di un processo territoriale, sociologico ed economico.

La regione del Kashmir è l’esempio di come ciò che un paese produce ne sveli anima e tradizione, costituendo un patrimonio da difendere e da valorizzare: è il senso più profondo del lavoro che bisognerebbe insegnare alle nuove generazioni che potrebbero volare ancora più in alto, se si permettesse loro di comprendere che dietro un prodotto c’è molto di più di un contenuto e una forma.

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