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Dal Chianti a Kabul: le capre italiane in missione di pace per il Pentagono

gaots 27 dec 2_2143849855Dieci caproni da cashmere toscani sono partiti in missione; una missione di pace; non è l’inizio di una favola o di un racconto strampalato e divertente, ma una realtà, importante e bellissima. Gli animali sono partiti da Pisa, e dopo sei giorni e cinque scali sono sbarcati a Herat, nell’ovest dell’Afghanistan, dove ancora la guerra tormenta quella terra avara e bellissima.

Il problema è che le capre afghane producono un cashmere troppo scuro, di pessima qualità; i contadini che le allevano sono poverissimi, per vivere vendono questo cashmere scadente a un prezzo molto basso a dei mercanti cinesi. La missione di aiuto consiste nel far accoppiare le capre locali con i maschi arrivati dall’Italia, in alcuni anni  sarà possibile ottenere grazie alle femmine accoppiate ai caproni del Chianti un cashmere più bello, che porterà un miglioramento economico ai contadini, aiuterà il ritorno della pace.

L’idea è di Ajay Jha, un professore con  origini asiatiche della Colorado State University, ed è stata realizzata proprio dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti che ha fatto sua l’idea. Per realizzarla il Pentagono ha preso contatti con Nora Kravis, un’allevatrice originaria di New York, che da vent’anni alleva le sue capre da cashmere sulle colline di Radda in Chianti, in Toscana.

Arruolata dal Pentagono, Nora Kravis è partita per la prima volta per l’Afghanistan nel mese di marzo: . “Sono rimasta una ventina di giorni, ho insegnato un po’ di cose a due veterinari locali. Loro, in questi mesi, hanno tenuto dei corsi ai quali hanno partecipato centinaia di allevatori, e capre da cashmere in Afghanistan sono milioni, ma spesso sono in condizioni di salute pietose. Occorre eliminare quelle affette da brucellosi e tubercolosi, che possono trasmettersi all’uomo. Poi si deve selezionare la razza. Per avere un valore elevato il cashmere dev’essere chiaro, e invece molte capre afghane sono scure. Ci vorranno degli anni, ma è un lavoro affascinante. Quella gente merita di essere aiutata”.

 

 

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