La fantastica avventura del cashmere italiano

Della rinomata fibra del cashmere si dice e si racconta soprattutto del luogo leggendario dove esistono allevamenti tramandati di padre in figlio, e da dove viene ricavato; cioè dal vello sublime di una razza di capre da fibra native del Kashmir e precisamente della parte occidentale dell’India.

Queste capre vengono allevate anche in molti altri paesi come India, Tibet, Cina, Mongolia, Pakistan, Australia e anche in Italia da qualche tempo e con buoni risultati, per produrre fibra di altissima qualità e di straordinaria morbidezza e dalla peculiarità di una finezza pari a 18 microns che è l’unità di misura internazionale, a confronto con i valori di 24 microns della lana sul mercato ricavata da pecore Merinos, ottima e pregiata lana ma sempre più “plebea” se cosi si può dire del filato ricavato dall’amore per una casta di pecore eletta. Benchè il primo produttore mondiale resti sempre la Cina; l’Italia ha però il titolo di primo paese trasformatoreBiella e Prato sono i luoghi italiani dove sorgono le fabbriche di lavorazione del  prezioso materiale naturale che diventa il filato nobile che tutti gli estimatori conoscono.
La lavorazione è praticamente identica a quella della lana, ma il cashmere deve essere “degiarrato” cioè separato dal pelo, denominato in questo caso “giarra”, che non viene gettato ma utilizzato per la fabbricazione di elementi di arredo.In Italia l’allevamento più ben avviato e all’avanguardia nel panorama di questa attività affascinante e antica si trova in Toscana, a Radda in Chianti. Nato da un’iniziativa di Nora Kravis, una veterinaria di New York ma  residente in Italia da ben 48 anni e innamorata del nostro paese, cosi come degli animali e della natura. Questa donna straordinaria ha lanciato una sfida, a se stessa e al mondo del cashmere: dimostrare che anche nel nostro paese, con diverse condizioni climatiche e di habitat questi animali fantastici e fieri che portano sulla loro pelle il carico di un’eredità antica, retaggio di un intero popolo che voleva tenere per sè i segreti di una attività che è quasi un rito possono vivere bene e dare buon vello. Un’affascinante avventura che sta dando come risultato finale un prodotto di qualità benchè tutto “italiano”. E l’avventura continua, infatti sulla scia di Nora molti altri si sono lanciati in questo esperimento…si l’avventura del cashmere italiano continua e anche il nostro racconto della sua storia…a presto

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